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Social network e violenza verbale: perché siamo così aggressivi in rete

Social network e violenza verbale: perché siamo così aggressivi in rete

Non trovo immagine più adatta per descrivere a prima vista l’evidenza che porta molta, troppa gente ad avere comportamenti violenti in rete. Minori con i compagni a scuola, stalker con le proprie vittime, semplici account sui social network presi di mira e coperti di insulti. La cronaca è fin troppo piena di tragici epiloghi annunciati sul web o amplificati da internet. Parliamo, però, del quotidiano, dell’esperienza di tutti, senza cadere negli eccessi deviati. Perché, dunque, accade sempre più spesso che alcuni si presentino con il dente avvelenato e pronti a lanciare saette? Che cosa si nasconde dietro le frustrazioni che esplodono violente in comportamenti verbali di rottura?

Un problema di comunicazione

Nessuna novità. La conflittualità del nostro tempo non fa più notizia. Troppa poca attenzione che genera aggressività verso gli altri, egocentrismo dilagante, comunicazioni spesso degradate che degenerano in scontri verbali. Agevolato dal fatto di non avere di fronte degli interlocutori in carne ed ossa. Allora, basta premere un bottone e…fuoco! Siamo tutti Grisù in rete. Lo dico per quelli che, come me, ricordano il simpatico draghetto che aveva il sogno di fare il pompiere ma che finiva sempre con l’incendiare ogni cosa appena priva bocca.  Il resto è un gioco delle parti.

Le cricche e i trolls

Ho scoperto dell’esistenza di queste due categorie di profili social studiano digital marketing. Imbattersi in una cricca non è mai consigliabile se si è soli di sera per strada, Non lo è nemmeno sul web, dove l’atteggiamento da bulli segue la stessa logica: aggredire, screditare, offendere, infamare e umiliare. Non serve che esistano ragioni. In genere, è una condotta tacita e studiata da questi soggetti. Se, però, sono dei singoli ad assumere comportamenti simili, il termine tecnico è troll, come le mostruose creature mitologiche da Signore degli Anelli. Se vi imbattete in qualcuna di queste due specie, mi raccomando a non chiamarli mai così. Meglio piuttosto non cadere nelle loro trame, dare una risposta chiarificatrice che spieghi la vostra presenza e poi tacere.

La mia esperienza

Capita a tutti di imbattersi in questo genere di profili (e di persone). E’ successo anche a me e vi racconto in breve la mia esperienza.

Qualche tempo fa, ho pubblicato un articolo dal titolo Prova a non immaginare un elefante rosa. Immagino che qualcuno di voi lo abbia letto. Un articolo che era una semplice riflessione sul modo in cui il nostro cervello impara dall’utilizzo delle parole. Bene. Ho condiviso l’articolo nel gruppo La lingua batte – radio 3 e ho ricevuto un messaggio da quello che ora so essere stato l’esploratore della cricca. Attenzione! Non tutto il gruppo è composto da queste persone ma ci sono anche quelle. L’esploratore, ha esordito chiedendo per chi fosse targettizzata quella comunicazione. Ho risposto che non c’era un target specifico, dato l’interesse trasversale. Peraltro, il gruppo ha nel nome l’eventuale target. Pian piano ha coinvolto altri membri, insinuando che io facessi spam, che rivendessi gli indirizzi a terzi, che ero a caccia di email a cui vendere i miei corsi.

Voi che leggete questo articolo, sapete che dal mio sito non parte nessuna mail commerciale. Io consiglio in coda agli articoli degli approfondimenti per chi ne senta il desiderio. Ma, per principio, regalo il mio lavoro ai miei lettori. In quell’occasione, peraltro, regalavo anche il mio ebook La comunicazione efficace a chi si registrava al sito. Per farla breve, una di loro ha scaricato il mio ebook, coperto dai diritti d’autore, e lo messo a disposizione di tutti, denigrandomi, mentre impazzava una delirante offensiva ai miei danni. Un atto di violenza inaudito e immotivato. Sono sicuro che anche voi avrete avuto esperienze simili. Se ne avete voglia, potete raccontarle commentando questo articolo.

Ho bloccato molti di quei membri e il giorno dopo ho presentato un esposto alla Polizia Postale.

 

Attenti alla rete

Casi estremi o specifici a parte, occorre sempre fare attenzione alla rete. Le trame possono diventare così fitte da lasciarsi irretire, appunto, come avvinghiati nella morsa di un ragno. Perché, dunque, la gente reagisce spesso in modo conflittuale sui social network?

Ecco alcune delle ragioni.

  1. La prima delle cause è che le persone, mediamente, non sono disponibili a credere che un testo scritto possa essere interpretato in diversi modi. Così, viene sempre assegnato un significato univoco, rispetto al quale chiarirsi in un contraddittorio diventa lungo e faticoso. E il web è il luogo delle comunicazioni a rapido consumo e spesso genera altri equivoci di cui non si riesce più a venire a capo.
  2. In secondo luogo, i social network sono il luogo elettivo degli equivoci. Secondo ricerche, proprio facebook sembra essere una delle cause principali di divorzio.
  3. La maggior parte della gente che frequenta i social è lì per farsi notare. Vuole, dunque, piacere. La natura umana è però guidata dalle passioni e quelle ancestrali sono l’orgoglio e il pregiudizio, poiché sono funzionali alla sopravvivenza. Chi è, dunque, dietro ad una tastiera è sempre sulla difensiva, molto più di quanto non accada faccia a faccia.
  4. Nella comunicazione scritta manca il paraverbale. Non poter attribuire un’intonazione alle frasi che si leggono fa sì che tutto venga interpretato in base allo stato d’animo del momento.
  5. Facebook è un social network generalista, E’ il luogo dello svago, come una grande festa a cui la gente partecipa per sfogarsi. E’ quello che dice la stessa indagine che ho citato prima, secondo cui il 30% delle persone sono sul popolare social network per dare libero sfogo ad ogni genere di frustrazione e per lamentarsi di tutto e di tutto.

Consigli per usare bene i social

Poiché, dunque, le persone (e qui non parlo dei profili fake) hanno spesso reazioni imprevedibili, occorre sapere che un contenuto carico di emozioni ne risveglia delle altre in chi legge. I motivi sono quelli già esposti. Aggiungo la solita mancaza di consapevolezza di sé su cui si dovrebbe lavorare Ma questo prescinde da facebook. Cioè, certa gente sente come proprio un contenuto e non riesce a trattenersi dal proiettarci sopra le proprie miserie.

Che fare?

  1. Ricordarsi che dietro ad ogni profilo c’è una persona. Sembra scontato ma non lo è affatto.
  2. Prevedere sempre le possibili reazioni negative.
  3. Preparare le possibili risposte.
  4. Salutare e ringraziare. La buona educazione e la gentilezza sono ancora valori riconosciuti e apprezzati.
  5. Non entrare mai in ping pong con chi non vuole capire. Piuttosto, evitate di lasciare ulteriori commenti e abbandonate la discussione.

Insomma, distinguetevi dalla massa.

Per fortuna, va detto, non sono tutti così. Siate voi i primi ad essere diversi per dare un esempio agli altri.

 

 

Fonte: http://www.stefanocentonze.it/3309-social-network-violenza-aggressivita-rete/#more-3309

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